Workshop di Tarantella

L’idea di iniziare un laboratorio di tarantella é nata dall’interesse e la curiosità di persone con la seria intenzione di vivere quest’esperienza  e di affacciarsi a questo affascinate mondo di contenuti in parte scatologici. É una disciplina relazionata strettamente con i cicli della vita dell’essere umano e della sua evoluzione con la natura.

Da considerare é il fatto importante che tra i partecipanti al laboratorio, alcuni dei quali con grande sforzo sempre presenti, in un momento della loro vita hanno avuto contatto con la tarantella il che ha suscitato in loro la voglia saperne di più, qualche fattore sconosciuto è venuto a loro e li ha toccati in maniera inconsciente ma profonda.

La mia intenzione è quella di fornire informazioni, storie e nozioni della sua storia fino alla modernità, dando priorità alla pratica e senza trascurarne lo scopo sociale. La tecnica del tamburello e nozioni basilari di ballo saranno oggetto principale del laboratorio affinché, attraverso la pratica, si possa anche capire il perché della sua esistenza.

La tarantella è una disciplina aperta, si espande e si insinua, rituale sempre costante nel corso dei secoli, poiché arrivó a una moltitudine tra le popolazioni ed ha lasciato segni evidenti. Nel XIX secolo in buona parte d’Europa e dei paesi bagnati dal Mediterraneo la tarantella ancora era abbondantemente conosciuta e la sua pratica vivissima anche se non di uso quatidiano. Negli anni 60 ancora si manteneva in maniera rispettabile soltanto nel sud Italia, come arte sociale e terapia individiuale o collettiva.

Oggi si considera in molti casi un folklorismo, che a mancanza di dovuta fede si sta trasformando in uno stile musicale come altri, circonscritto e geograficamente riconoscibile o situabile.

Nel corso del laboratorio, tratteremo un rituale tra i piú antichi, composto da archetipi ed i suoi simboli, perché é uno tra i balli che l’uomo compie con e per la natura, assaporando il succo della vita, ristabilendo cicli, recuperando l’equilibrio perduto con il cosmo. Nei saggi antropologici é facile risalire alla coclusione che i rituali (primitivi o moderni) hanno come obbiettivo di riunire, ristabilire, equilibrare, propiziare, connettere con l’alto, il divino. Di quali mezzi fa uso? Dell’arte, auditiva e visiva. La musica é relazionata strattamente con la natura, per questo si usano strumenti che sono giá risultato di rituali, che esprimono una dualita giá dalla loro composizione, il risultado del sacrificio animale e vegetale che torna a vivere nel matrimonio musicale trascendente (tamburello, zampogna, fischietti, etc..).

Un rituale prevede lo svolgimento di un atto nel quale si devono considerare costantemente fattori naturali, come gli elementi attraveso i quali é possibile stabilire le connessioni. Nel nostro caso é l’evoluzione dell’animismo che persiste e che continua ad essere ereditata in maniera incoscente. In alcune popolazioni primitive, i guerrieri vincitori costruivano dei tamburi con le pelli degli avversari sconfitti; il suono di questo “tamburo sacro” faceva che il guerriro sacrificato e transformato in tamburo, risuscitasse effimeramente attraverso il suo suono, facilitando cosí la celebrazione del rituale sacro del vincitore che ne assimilava l’energia divina. Per questa ragione il tamburo é lo strumento di culto per eccellenza, mediatore (come chi lo usa) tra l’uomo e il divino.

Nella parte visiva dei rituali, con l’espessione plastica e quella pittorica, troviamol’espessione corporale, il movimento, il ballo. La tarantella é un ballo vivo, é una danza cosmica. Nel momento in cui ci si addentra nella ballo l’uomo é tutt’uno con l’universo. La tarantella é madre, dopo di che arrivano le varianti a seconda dello scopo sociale-terapeutico. Il cerchio è la sua forma, ha il profuma di mosto, rosso é il suo colore. Il numero, quello perfetto, il 3.

workshop tamburello